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domenica 21 gennaio 2018

L’uomo che cammina

L’uomo che cammina

L’uomo che cammina” è un libercolo piccino di Bobin che racconta la storia di un folle che pensa che si possa assaporare una vita così abbondante da inghiottire perfino la morte.

Gesù è un uomo in cammino che proclama il vangelo, cioè che Dio è una bella notizia, e non è per nulla scontato allora come oggi. A volte Dio l’abbiamo fatto diventare un giudice invece di immaginarlo come colui che fa fiorire la vita, la fa bella, libera, dandoti ali per volare.

Le prime parole di Gesù nel vangelo di Marco sono: “il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino.”

Il mondo come lo sogna Dio è qui, ora, perché Dio si è fatto vicino tanto da raggiungerci e liberare, guarire, perdonare, togliere barriere e accogliere i più lontani, gli esclusi.

Il nostro Papa prova a descrivere questo regno:

“Che la tua vita diventi un giardino di opportunità per essere felice. Che nelle tue primavere sii amante della gioia. Che nei tuoi inverni sii amico della saggezza. E quando sbagli strada, inizia tutto daccapo. Poiché così sarai più appassionato per la vita. E scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta. Ma usare le lacrime per irrigare la tolleranza. Utilizzare le perdite per affinare la pazienza. Utilizzare gli errori per scolpire la serenità. Utilizzare il dolore per lapidare il piacere. Utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell’intelligenza. Non mollare mai! Non rinunciare mai alle persone che ami. Non rinunciare mai alla felicità, poiché la vita è uno spettacolo incredibile!”

Rimaniamo sempre in cammino anche noi, a volte basta questo per incontrare Dio.

Fra Giorgio Bonati

              🔆❄️🍀🔆❄️🍀
L’uomo che cammina
Cammina. 
Senza sosta cammina. Va qui e poi là. Trascorre la propria vita su circa sessanta chilometri di lunghezza, trenta di larghezza. E cammina. Senza sosta. Si direbbe che il riposo gli è vietato.

Se ne va a capo scoperto. La morte, il vento, l'ingiuria: tutto riceve in faccia, senza mai rallentare il passo. Si direbbe che ciò che lo tormenta è nulla rispetto a ciò che egli spera. Che la morte è nulla più di un vento di sabbia.

Va dritto alla porta dell'umano. Aspetta che questa porta si apra. La porta dell'umano è il volto. 

La sua parola è vera solo in quanto disarmata. La sua potenza è di essere privo di potenza, nudo, debole, povero: messo a nudo dal suo amore, reso debole dal suo amore, fatto povero dal suo amore. Questa è la figura del più grande re d’umanità, dell’unico sovrano che abbia chiamato i propri sudditi a uno a uno, con la voce sommessa della nutrice. Il mondo non poteva sentirlo. Il mondo sente solo quando c’è un po’ di rumore o di potenza. L’amore è un re privo di potenza, dio è un uomo che cammina ben oltre il tramonto del giorno.

I quattro che descrivono il suo passaggio sostengono che, morto, si è rialzato dalla morte. 
E' questo indubbiamente il punto di rottura: questa storia che ha molti tratti della luce serena d'Oriente, assume qui una dimensione incomparabile. O ci si separa da quest'uomo su questo punto, e si fa di lui un sapiente come ce ne sono stati migliaia (...) Oppure lo si segue.

L'uomo che cammina è quel folle che pensa che si possa assaporare una vita così abbondante da inghiottire perfino la morte. 

Coloro che ne seguono le orme e credono che si possa restare eternamente vivi (...) sono forzatamente considerati matti. Quello che sostengono è inaccettabile. La loro parola è folle e tuttavia cosa valgono altre parole, tutte le altre parole pronunciate dalla notte dei secoli? Cos'è parlare? Cos'è amare? Come credere e come non credere? 

Forse non abbiamo mai avuto altra scelta che tra una parola folle e una parola vana. 

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