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venerdì 28 luglio 2017

Cosa non ci siamo persi: La notte di Romena!


Prendi il largo
A distanza di qualche settimana mi piace dedicare un pensiero al meraviglioso concerto che Simone Cristicchi ha regalato a Romena, esibendosi col suo gruppo davanti alla pieve in occasione del nostro convegno sull’amore.
Tracce filmate di quel concerto si possono vedere sulla pagina Fraternità di Romena di You Tube, foto sulla galleria fotografica del sito http://www.romena.it. L’atmosfera è più difficile restituirla…
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La notte di Romena
Non se n’è andata quella notte.

E’ passata, certo, ma senza lasciarci.

Una notte di poesia. Di canzoni. La notte dell’amore.

Una notte nata da un sogno: “Sai Massimo, l’altra notte, l’ho proprio sognato il concerto. E nel sogno ero lì, davanti alla pieve”.
Simone l’aveva buttata là senza calcare la mano. Ma era difficile lasciar cadere a terra un’idea simile, senza almeno guardarla volare.

Il campo davanti alla pieve ha ospitato zolle di terra e erba, ha fatto crescere spighe di grano e girasoli, ma la musica no. Di quella aveva solo sentito un’eco lontana, nei giorni di festa.

Eppure, quello spazio che guarda l’abside della pieve, quello spazio in cui la notte arriva gentile e discreta solo per mettere più in risalto la bellezza di quella pietra ricreata dall’uomo, sembrava fatto apposta per far navigare il cuore con la musica.

Simone Cristicchi era l’esploratore più adatto. Non in virtù del sogno, ma di ciò che lo aveva ispirato: una passione genuina per quello spazio e la sua gente, e per quel respiro di libertà.

“Come ti è sembrato?” Mi ha detto subito dopo il concerto. La gente sciamava lenta rimasticando le sue canzoni, lui si era conquistato uno spazio di solitudine. Ho azzardato un commento fatto di complimenti smozzicati. L’emozione era troppa, le parole giuste non arrivavano.

Il loro ritardo persevera.

Perciò non scrivo del concerto. Ma voglio almeno ricordare quell’atmosfera delicata e profonda, quell’armonia di musica e di gente, quella poesia scritta nell’aria, come una melodia.

“Ho scelto le canzoni d’amore che amo di più, quelle che avrei voluto scrivere” aveva preannunciato. E  così Simone non si è presentato da solo: insieme ai suoi musicisti e alle sue canzoni, ha portato Ivano Fossati e Francesco de Gregori, Franco Battiato e Sergio Endrigo. I suoi maestri.

Ha cantato con amore e con rispetto, con gioia e con emozione.
Ha cantato pizzicandosi ogni tanto sul braccio: non voleva che quel momento fosse solo una proroga del sogno di un mese prima.
Tutta quella serata l’ha poi racchiusa in un movimento della testa. “Sapete – ha detto – ogni tanto mi devo voltare indietro, per sapere se è vero”.
Di certe serate ti resta addosso tutto. Non riesci a distinguere tra la musica che hai ascoltato e l’orizzonte che avevi negli occhi, tra l’erba su cui ti sei appoggiato, e un gesto spontaneo di chi avevi vicino. Sembra che tutto vada nella stessa direzione, come pilotato da una corrente buona, dall’energia di un incanto.

Non vanno a dormire notti come queste. Restano sveglie, per ricordarci che esistono.

Confermo che è esistita, in un sabato di luglio, la notte dell’amore, la notte di Simone.

La notte di Romena.

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