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venerdì 17 novembre 2017

Puoi , leggere,leggere,leggere, che è la cosa più bella che si possa fare in gioventù:e piano piano ti sentirai arricchire dentro, sentirai formarsi dentro di te quell’esperienza speciale che è la cultura.

Alla mia nazione

Pier Paolo Pasolini (Bologna5 marzo 1922 – Roma2 novembre 1975


By leggoerifletto

La meglio gioventù - Pier Paolo Pasolini

Un poco ubriachi cantano, alla mattina presto,
coi fazzoletti rossi stretti intorno alla gola,
poi comandano rauchi quattro litri di vino
e caffè per le ragazze, che ormai tacciono piangendo.
Venite, treni, caricate questi giovani che cantano
coi loro blusoni inglesi e le magliette bianche.
Venite, treni, portate lontano la gioventù
a cercare per il mondo ciò che qui è perduto.
Portate, treni, per il mondo, a non ridere mai più,
questi allegri ragazzi scacciati dal paese.




Che cos'è che ha trasformato i proletari e i sottoproletari italiani, sostanzialmente, in piccolo borghesi, divorati, per di più, dall'ansia economica di esserlo? 
Che cos'è che ha trasformato le "masse" dei giovani in "masse" di criminaloidi? L'ho detto e ripetuto ormai decine di volte: una "seconda" rivoluzione industriale che in realtà in Italia è la "prima": il consumismo che ha distrutto cinicamente un mondo "reale", trasformandolo in una totale irrealtà, dove non c'è più scelta possibile tra male e bene. Donde l'ambiguità che caratterizza i criminali e la loro ferocia, prodotta dall'assoluta mancanza di ogni tradizionale conflitto interiore. Non c'è stata in loro scelta tra male e bene: ma una scelta tuttavia c'è stata: la scelta dell'impietrimento, della mancanza di ogni pietà.



 Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.



Alla mia nazione


Poesie mondane - Pier Paolo Pasolini

Ci vediamo in proiezione, ed ecco
la città, in una sua povera ora nuda,
terrificante come ogni nudità.
Terra incendiata il cui incendio
spento stasera o da millenni,
è una cerchia infinita di ruderi rosa,
carboni e ossa biancheggianti, impalcature
dilavate dall'acqua e poi bruciate
da nuovo sole. La radiosa Appia
che formicola di migliaia di insetti
- gli uomini d'oggi - i neorealistici
ossessi delle Cronache in volgare.
Poi compare Testaccio, in quella luce
di miele proiettata sulla terra
dall'oltretomba. Forse è scoppiata,
la Bomba, fuori dalla mia coscienza.
Anzi, è così certamente. E la fine
del Mondo è già accaduta: una cosa
muta, calata nel controluce del crepuscolo.
Ombra, chi opera in questa èra.
Ah, sacro Novecento, regione dell'anima
in cui l'Apocalisse è un vecchio evento!
Il Pontormo con un operatore
meticoloso, ha disposto cantoni
di case giallastre, a tagliare
questa luce friabile e molle,
che dal cielo giallo si fa marrone
impolverato d'oro sul mondo cittadino...
e come piante senza radice, case e uomini,
creano solo muti monumenti di luce
e d'ombra, in movimento: perché
la loro morte è nel loro moto.
Vanno, come senza alcuna colonna sonora,
automobili e camion, sotto gli archi,
sull 'asfalto, contro il gasometro,
nell'ora, d'oro, di Hiroscima,
dopo vent'anni, sempre più dentro
in quella loro morte gesticolante: e io
ritardatario sulla morte, in anticipo
sulla vita vera, bevo l'incubo
della luce come un vino smagliante.
Nazione senza speranze! L'Apocalisse
esploso fuori dalle coscienze
nella malinconia dell'Italia dei Manieristi,
ha ucciso tutti: guardateli - ombre
grondanti d'oro nell'oro dell'agonia.







L'occhio guarda, per questo è fondamentale. 
È l’unico che può accorgersi della bellezza. La visione può essere simmetrica lineare o parallela in perfetto affiancamento con l’orizzonte. Ma può essere anche asimmetrica, sghemba, capricciosa, non importa, perché la bellezza può passare per le più strane vie, anche quelle non codificate dal senso comune. E dunque la bellezza si vede perché è viva e quindi reale. Diciamo meglio che può capitare di vederla. Dipende da dove si svela. Ma che certe volte si sveli non c’è dubbio […]. Il problema è avere occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono, nemmeno l’ordito minimo della realtà. Occhi chiusi. Occhi che non vedono più. Che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. Forse perché non credono che la bellezza esista. Ma sul deserto delle nostre strade Lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio.





Puoi leggere, leggere, leggere, che è la cosa più bella che si possa fare in gioventù: e piano piano ti sentirai arricchire dentro, sentirai formarsi dentro di te quell'esperienza speciale che è la cultura.







Buona giornata a tutti. :-)



giovedì 16 novembre 2017

SI SALVI CHI VUOLE – Manuale di imperfezione spirituale

Avete letto di tutto, dalle regole giapponesi al metodo danese, avete ascoltato guru improbabili, dal Grande Cocomero ai maestri orientali. Perché non provare allora a riscoprire una tradizione che, almeno, ha duemila anni di storia e miliardi di clienti molto soddisfatti e indubbiamente rimborsati? Recintare uno spazio per l’incontro con Dio, il totalmente Altro, e cercare di difenderlo a ogni costo è decisivo per la nostra felicità, eppure molti di noi procedono improvvisando, a tratti, con le energie residue, quando si ricordano. Ma come si fa a organizzare una vita spirituale nelle nostre giornate troppo connesse, compresse, piene di urgenze che altri hanno deciso per noi? Costanza Miriano – moglie carente, madre limitata, lavoratrice in ritardo – prova a proporre una regola di vita fondata su cinque pilastri:
preghiera, parola di Dio, confessione, Eucaristia, digiuno.
Tante persone questa regola già cercano…
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Italia da record per patrimonio Unesco


Palmanova UNESCO
www.famigliacristiana.it/articolo/record-dell-italia-di-siti-unesco-e-adesso

Un Italia da record, è il Paese con il più alto numero al mondo di bellezze riconosciute patrimonio dell’Unesco.

Ecco tutti i 53 siti  wired


L'Arena di Verona. La città scaligera è stata dichiarata patrimonio Unesco nel 2000
 (foto: La Presse) 
tg24.sky.it/ambiente/2017/11/16/siti-unesco-italiaNel nostro Paese ce ne sono 53: nessun altro al mondo ne possiede altrettanti. Solo la Cina tiene il passo con 52. Domina la Lombardia con 9 riconoscimenti, seguono Veneto, Toscana e Sicilia con sette L'Italia è il Paese … 
 CONTINUA A LEGGERE

“immergermi in me stessa”


"un’ora di pace non è semplice da conquistare.
Bisogna costruirla cancellando nel nostro intimo tutti i guazzabugli e le meschinità”

 


un’ora di pace non è semplice da conquistare.
“Credo che tutte le mattine, prima di mettermi al lavoro, dovrò rivolgermi al mio interno e rimanere una mezzora ad ascoltare quello che c’è in me: dovrò “immergermi in me stessa”, potrei anche dire meditare, ma ho ancora qualche difficoltà con questa parola. E perchè dovrei farlo?. 
Una mezzora di pace in se stessi.Muovo le braccia e le gambe e gli altri muscoli al mattino in bagno.Ma questo non è sufficiente.L’uomo è fatto di corpo e di spirito.Una mezzora di ginnastica e una mezzora di meditazione posso costituire un’ampia riserva di pace e di concentrazione, bastevole per tutta la giornata.Ma un’ora di pace non è semplice da conquistare.Bisogna costruirla cancellando nel nostro intimo tutti i guazzabugli e le meschinità”
 Etty Hillesum

mercoledì 15 novembre 2017

Carmen Hernández Barrera “Diarios 1979-1981”

il blog di Costanza Miriano

Presentazione del libro di Carmen Hernandez con Kiko Arguelo, il cardinal Christoph Schönborn e Costanza Miriano.

Diretta streaming

15 NOVEMBRE 2017 DA ADMIN @COSTANZAMBLOG
Auditorium del Centro Congressi della CEI in via Aurelia 796.
 Ingresso libero fino a esaurimento posti. Inizio ore 18

Presentazione del Libro "Diari 1979 - 1981"

*****
SALVATORE CERNUZIO per La Stampa
Ogni notte, in ogni luogo del mondo in cui si trovasse insieme a Kiko Argüello per portare il Vangelo, Carmen Hernández appuntava su un quaderno o su fogli di carta sparsi i suoi pensieri e i suoi ricordi, le sue inquietudini e le angosce, gli attimi di felicità. Non solo “annotazioni” ma un dialogo incessante e confidenziale con Gesù Cristo, il suo «amico», la sua «speranza», il suo «amore di gioventù» come lo definiva, durato per decenni.
 Confessioni, queste della co-iniziatrice del Cammino neocatecumenale, realtà ecclesiale tra le più diffuse nel mo
ndo a partire dal Concilio Vaticano II, che ora compongono il libro “Diarios 1979-1981”, edito dalla casa editrice spagnola Bac (Biblioteca de Autores Cristianos) pubblicato ad un anno dalla morte di Carmen avvenuta il 19 luglio scorso, a 86 anni, e presentato lo scorso 30 giugno a Madrid.
Trecentoquaranta pagine, quasi 800 note, che coprono solo il primo triennio in cui Carmen e Kiko davano forma a questo «itinerario di formazione cristiana» nato nelle baracche di Palomeras Altas, tra i poveri più poveri di Madrid, e, che a quasi cinquant’anni, si è concretizzato in 25mila comunità in seimila parrocchie di quasi 130 Paesi, centinaia di missio ad gentes, 113 seminari Redemptoris Mater che ogni anno sfornano sacerdoti pronti a servire le diocesi di tutto il globo.
Numeri grandi che non sono mai interessati a Carmen, sempre lontana da trionfalismi e glorie mondane, o da riconoscimenti pubblici come il dottorato in teologia honoris causa che la Catholic University of America di Washington le aveva concesso insieme ad Argüello il 16 maggio 2015. Per lei, che sin da giovanissima desiderava diventare suora o missionaria come i tanti che da bambina vedeva passare a Tudela, sulla riva dell’Ebro, dove era cresciuta insieme alla sua numerosa e facoltosa famiglia, ciò che veramente contava è che la gente aderente al Cammino fosse toccata dall’annuncio del kerygma, la morte e resurrezione di Cristo. Tutto il resto passava in secondo piano.
«L’assenza di Gesù rende impossibile l’allegria», scriveva infatti in uno degli appunti nel gennaio dell’81. E continuava: «Tutto il giorno triste, triste, triste, abbattuta, senza orizzonte e senza energia, senza forza, in niente. Che cosa
potrei desiderare? Solo la tua presenza, Signore». Seguono nel libro altre rivelazioni intime su quella «notte oscura» attraversata da santi come Teresa d’Avila, Madre Teresa di Calcutta, Giovanni della Croce citati nei suoi scritti. «Tu non ci sei Gesù mio. Cammino controcorrente. Questa psiche tenebrosa, lamentosa, che amarezza. Non so vivere. Abbi compassione di me. Mi affatico in una tragedia esistenziale», si legge. O ancora: «Gesù mio, ti amo, non mi abbandonare: vieni ad aiutarmi… Vieni, vieni, amore della mia gioventù e mia speranza. Infondimi energia, che sto crollando nel nulla». «Gesù mio, quando arrivi non ho bisogno di scrivere lamenti, vagiti». «Forza mia… grazie, mi conforti nel profondo. Sento la libertà».A volte queste annotazioni erano solo brevi racconti della giornata o stringati «buonanotte, Signore». Non mancano “critiche”, animate da quella schiettezza che l’ha sempre contraddistinta, verso il suo compagno di evangelizzazione per mezzo secolo, Kiko. Critiche che Carmen non risparmiava in pubblico durante gli affollati incontri vocazionali per i giovani in giro per l’Europa, l’Africa, il Sud America. «Io dico sempre che l’inferno è pieno di predicatori come Kiko Argüello» era l’esordio ormai standard dei suoi interventi sul palco, dove era attesa soprattutto dalle donne alle quali ricordava l’importanza del loro ruolo di «fabbriche della vita» nella famiglia, nella Chiesa, nella società.

Kiko sorrideva poggiandosi una mano sulla testa, e ringraziava questa donna conosciuta quasi casualmente a Madrid che lo voleva ingaggiare per una missione in Bolivia, perché «quando salgo su, su, mi prende dai piedi e mi fa tornare a terra». Due personalità diametralmente opposte ma unite da una missione comune: l’ex pittore impetuoso e carismatico, e la teologa per anni impegnata a Madrid, a Roma, in Israele, a «masticare» e approfondire le indicazioni del Vaticano II per incanalarle in questa realtà che non voleva che si definisse un «movimento», come puntualizzò in un incontro in Sistina con Giovanni Paolo II al quale era legata da una forte amicizia. Tanto che il Papa le concedeva pure di fumare nel suo Refettorio: «Neanche il presidente Pertini l’aveva fatto con la sua pipa…», diceva Wojtyla.
Nella prefazione del volume, Argüello scrive: «Dopo 50 anni insieme in ogni istante, penso di aver diritto a conoscere il cuore di Carmen… Eroico che sia stata con me cinquant’anni, sempre soffrendo in silenzio, senza mostrarlo a nessuno». E nella presentazione dei Diarios in Spagna, alla presenza dei cardinali Paul Josef Cordes e Ricardo Blàsquez Pérez, presidente della Conferenza episcopale, ha confessato: «Tante volte Carmen diceva che ero insopportabile, ma al tempo stesso era sempre accanto a me. Ora comprendo la libertà che aveva nei miei confronti, in quelli della Chiesa e del Cammino, nei confronti di tutti. Una libertà che veniva da una relazione profondissima con Gesù Cristo».
Ad un anno dalla morte Carmen non è stata sostituita nella équipe internazionale che guida il Cammino neocatecumenale nei cinque continenti. «È insostituibile», diceva Kiko in una recente intervista, «finché io e padre Mario Pezzi siamo in salute andiamo avanti come due apostoli».
Dei suoi quaderni, ritrovati nella sua casa natale e custoditi, dopo la scomparsa, nel seminario Redemptoris Mater di Madrid, verranno pubblicati altri volumi a formare una sorta di collana che attraversa gli ultimi decenni spesi per l’evangelizzazione, e terminati con una malattia che ha costretto Carmen a restare immobile e a riposo, come mai nella sua vita era stata. È possibile che saranno pubblicati anche cinque o sei libri. Questa prima edizione edita dalla Bac – la stessa casa che ha distribuito lo scorso anno “Annotazioni” di Kiko Arguello – nel primo mese ha venduto 10mila copie in tutta la Spagna.
In Italia dovrebbe uscire a metà settembre con Cantagalli; oltre al lavoro di traduzione si attende un prologo di Papa Francesco che stimava Carmen, «una donna – scriveva nel messaggio per i funerali del 21 luglio 2016 nella Cattedrale dell’Almudena – animata da sincero amore per la Chiesa che ha speso la sua vita nell’annuncio della Buona Novella in ogni ambiente, anche quelli più renitenti, non dimenticando le persone più emarginate».
costanzamiriano.com/2017/11/15/presentazione-del-libro-di-carmen-hernandez

PRESENTAZIONE LIBRO " DIARI 1979-1981 "

martedì 14 novembre 2017

Crisi, dal greco krisis

κρίσις s. f. gr. CRISI

approfondimento

>PAROLA / CRISI – Accenni etimologici


Risultati immagini per “Non pretendiamo che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi può essere una grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura..."
www.wordshelter.it/la-crisi-e-albert-einstein

“Non pretendiamo che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi può essere una grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura.
                                                           La Crisi Albert Einstein
E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi supera se stesso.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e disagi, inibisce il proprio talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni.
La vera crisi è l’incompetenza.
Il più grande inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita ai propri problemi.
Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.
Senza crisi non c’è merito.
E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze.
Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo.
Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.”
Albert Einstein
Crisi = pericolo + momento critico. 

How a misunderstanding about Chinese characters has led many astray

http://www.pinyin.info/chinese/crisis.html

Dio non ha creato il male - Albert Einstein


il freddo esiste ?il freddo non esiste, secondo le leggi della fisica ciò che consideriamo freddo è in realtà assenza di calore.l'oscurità esiste ?l'oscurità non esiste, il buio è in realtà assenza di luce.La luce si può studiare ma non l'oscurità.il male non esiste è come l'oscurità ed il freddo.Dio non ha creato il male, il male è il risultato di ciò che accade quando l'uomo non ha l'amore di Dio presente nel suo cuore.

lunedì 13 novembre 2017

La solitudine può portare a forme straordinarie di libertà.

Fabrizio De Andrè elogio della solitudine


Ecco …

di Giuliana

La via della fame

"Se la realtà è anche una battaglia di sogni rivali, a condurre la lotta dovrebbero essere i nostri incantesimi, il nostro silenzio e il nostro amore più alto.“
Ben_Okri


"In principio era un fiume. Il fiume diventò una strada e la strada estese le sue ramificazioni sul mondo. E giacché, un tempo, la strada era stata un fiume, la sua fame era insaziabile. In quella terra delle origini, gli spiriti si mescolavano ai non-nati. Potevamo assumere forme diverse. Molti di noi erano uccelli. Non conoscevamo limiti. Passavamo il tempo tra feste, giochi e pianti. Festeggiavamo per celebrare gli splendidi terrori dell’eternità. Giocavamo perché eravamo liberi. E soffrivamo perché fra noi c’era sempre chi era appena ritornato dal mondo dei vivi. Se ne tornavano inconsolabili per l’amore che si erano lasciati alle spalle, per il dolore che non avevano saputo consolare, per ciò che non avevano capito, per quello che avevano appena cominciato a conoscere, prima di essere di nuovo trascinati nella terra delle origini. Non c’era uno tra noi che fosse impaziente di nascere. Non amavamo le fatiche dell’esistenza, i desideri irrealizzati, le venerate ingiustizie del mondo, i labirinti dell’amore, l’ignoranza dei genitori, la realtà della morte e la sorprendente indifferenza dei vivi nei riguardi delle semplici bellezze dell’universo. Temevamo la crudeltà degli esseri umani, i quali nascono ciechi e raramente imparano a vedere. (…) Sono molte le ragioni per cui nascendo i bambini piangono, e una di queste è l’improvvisa separazione dal mondo puro dei sogni dove ogni cosa è frutto di un incanto e dove non esiste il dolore. Quanto più eravamo felici, tanto più si avvicinava il momento di rinascere. Preparandoci ad affrontare un’altra incarnazione ci impegnavamo a fare ritorno al mondo degli spiriti alla prima occasione. Prestavamo questi giuramenti in campi colmi di fiori odorosi, nella luce dolcissima della luna di quel mondo. Coloro che partecipavano a quei convegni erano chiamati tra i vivi abiku, "spiriti bambini". Non tutti gli uomini sapevano riconoscerci. Il nostro era un eterno andirivieni di esseri incapaci di scendere a patti con la vita. (…) Non vedevamo l’ora di tornare a casa, di giocare lungo il fiume, tra l’erba e nelle grotte incantate. Eravamo impazienti di meditare sulla luce del sole e sulle gemme preziose, e di goderci l’eterna rugiada dello spirito. "Nascere" significava entrare nel mondo schiacciati dal peso di strani doni dell’anima, di enigmi e di un’inestinguibile sensazione di esilio. Fu così anche per me. (…) Quando fu tempo di iniziare i riti della nascita (…) il nostro re ci guidò alla prima vetta delle sette montagne. Nel silenzio ci parlò a lungo. Le sue parole arcane ci infiammavano dentro. Facendo balenare gli occhi di zaffiro, con grande solennità mi disse: "Tu sei uno spirito maligno. Causerai dolore senza fine. Dovrai viaggiare a lungo prima di incontrare il fiume del tuo destino. Questa tua vita sarà zeppa di enigmi. Sarai protetto e non sarai mai solo". (…) Ciascuno di noi superava il passaggio da solo. Soli dovevamo sopravvivere all’attraversamento: sopravvivere alle fiamme e al mare, per emergere nel mondo delle illusioni. L’esilio era iniziato."
Da annamongibello.wordpress.com/2009/09/14/la-via-della-fame/

Ben Okri foto


Ben Okri Data di nascita: 15. Marzo 1959 Ben Okri è uno scrittore nigeriano. Viene generalmente considerato come uno dei più importanti poeti e romanzieri della letteratura africana in lingua inglese; la sua opera più celebre, La via della fame , ha vinto nel 1991 il Booker Prize per la narrativa fantastica.

La bellissima, struggente poesia che Ben Okri ha dedicato alle vittime della Grenfell Tower.
 Grenfell Tower: June 2017, by Ben Okri